In barca a vela nel Dodecaneso, Grecia

Diario di bordo del nostro viaggio in barca a vela con partenza da Kos e tappe a Pserimos, Kalymnos, Leros, Arkhangelos, Patmos, Ikaria e Levitha.


#1 - KOS MARINA

Punto nave: 36° 53.503’ N - 27° 18.166’ E
Vento: 10 Kn Nord
Ore motore: 815.0
— Diario di bordo // 16 aprile 2016

Durante il viaggio in aereo da Bergamo facciamo conoscenza con Viviana Clerici, velista di esperienza con diversi giri del mondo alle spalle e una rubrica sulla rivista Bolina, che scrive assieme al marito Giorgio.

Hanno un Franchini 43 ormeggiato a Kos e questa estate navigheranno in Grecia.

Sfruttiamo questo colpo di fortunaper chiedere consigli e suggerimenti per la navigazione nel Dodecaneso, dopotutto è stata lei ad avvicinarci per via del nostro abbigliamento Wunderbar Sails appena inaugurato.

La prima dritta riguarda un porticciolo molto carino sull'isola di Pserimos, dove tra l'altro ci viene consigliato anche un ristorante dove mangiare bene ad un prezzo modico.

Visto che sono appena 11 miglia di distanza decidiamo di salpare dopo aver fatto cambusa in diversi market (tutti carissimi).

Il chater al quale ci siamo rivolti è Athenian Yachts La nostra barca è un Jeanneau Sun Odissey 40.9 del 2014 si chiama Kalli Zoi, che in greco significa "Bella Vita".

Salpiamo alle 18:30 circa da Kos Marina.

Appena usciti dal porto, mettiamo la prua al vento e si presenta già il primo intoppo nell'apertura della vela principale. Dobbiamo ancora familiarizzare con il rulla-randa che non abbiamo mai utilizzato, ma che non ha convinto nessuno sin sa subito. In ogni caso, con qualche scossone e qualche virata riusciamo a metterci in ordine di marcia.

L'appetito si fa sentire, al contrario del vento che è debole.

Dopo qualche bordeggio capiamo che con poco vento la barca non è performante, quindi diamo motore per arrivare ad un orario decente per cenare.

Ormeggiamo a Ormos Pserimos che è già buio. Il porto è piccolo e non è ancora attrezzato, ma non avendo bisogno di acqua ed elettricità non ci cambia nulla. In compenso la banchina è tutta libera, c'è solo un'altra barca di tedeschi.

Scendiamo a terra e raggiungiamo la taverna Sevasti Pikou, che rimane dal lato opposto rispetto al nostro ormeggio.
Mangiamo un'abbondante insalata greca e dell'ottimo pesce alla griglia. Unica cosa scarsa, a nostro gusto, è il caffè turco.
Nei 113 euro della cena è inclusa anche la colazione di domani.
Ci sembra una buona "bazza".

Dopo cena iniziamo ad accusare la levataccia della mattina e le fatiche del viaggio, pertanto rientriamo in barca per buttarci subito in branda a dormire.

 

#2 - ORMOS PSERIMOS

Punto nave: 36° 55.907’ N - 27° 7.863’ E
Vento: 15 Kn Nord
Ore motore: 817.1
— Diario di bordo // 17 aprile 2016

Sveglia comoda verso le 8.
Sole, temperatura quasi estiva, il suono delle campane in lontananza. 
L'inizio di una bella giornata.

Colazione alle 9 presso la taverna Sevasti Pikou. Visto il caffè scadente della sera prima ci orientiamo tutti sul thè.
Io e il Fil chiediamo anche un'acqua e limone (abitudini di casa).
La signora ci porta delle frittelle di pasta condite con il miele. Molto buone.

I pochi abitanti dell'isola che passano davanti alla taverna sono per lo più anziani, tutti cortesi.
Deve esserci un qualche processione religiosa, hanno tutti in mano dei piccoli pezzi di pane che vogliono dividere con noi.

Il voglino della Nutella non trattiene Antoin dal chiedere un'intera pagnotta alla signora, che cortesemente offre l'unico pezzo di pane avanzato dal giorno prima.

Cerchiamo qualche pescatore sul molo per acquistare la materia prima per una bella grigliata. Ma nulla di fatto. Dovremo puntare sul nostro pescato? Auguri!

Partenza da Psarimos ore 10:10
Giovanni al timone.

Navighiamo a vela lungo la costa est di Nisos Kalymnos in direzione nord.

Fil ha modificato la lenza per la pesca a traino, ma probabilmente non prenderemo nulla ugualmente.
Il pescatore si concede un riposino sulla panca del pozzetto. Non commentiamo il dress code... (il costumino slip blu elettrico non fa molto pescatore..)

Anche l'ammiraglio stamattina ha lo spirito vacanziero che predomina. Lo troviamo bello spiaggiato e incremato sulla tuga a prendere il sole con i piedi appoggiati sul vang. Il George Clooney di Amsterdam.

Il rumore improvviso: il mulinello della canna da pesca... Fil che salta in piedi di scatto come se gli avessero iniettato adrenalina nel cuore.
Peccato fosse solo quel mattacchione di Antoin che aveva simulato lo strattone di un pesce sulla lenza.
Risate a volontà.

Il vento non è sempre costante, ogni tanto serve l'aiuto del motore per evitare di bordeggiare con angoli troppo ampi.

Ore 12 avvistati 3 delfini, purtroppo non si avvicinano alla barca a sufficienza per vederli bene.

È ora di pranzo, buttiamo l'ancora a Ormos Pezonda: un'ampia insenatura ottimamente ridossata grazie alle montagne circostanti.

Mentre cucino, Fil e Antoin mettono in acqua il tender.

Alle 14 siamo pronti per mangiare! Il menù è così composto:
Olive greche e patatine chips come starter, spaghetto allo scarpariello, insalata di tonno con pomodori freschi e cipolla, yogurt e miele per finire. Vino bianco della "casa".

Ormeggiata nel lato ovest dell'insenatura c'è una piccola imbarcazione da pesca. Io e Antoin decidiamo di raggiungerla nella speranza che abbiano del pesce da venderci.

A bordo sono in due: un signore anziano cordiale e chiacchierone ed un ragazzo piuttosto taciturno, probabilmente perché non parla inglese. Facciamo quattro chiacchiere con il vecchio e acquistiamo 3kg di pesce fresco (per lo più saraghi) che ci puliscono al momento.

Già che il tender è in funzione, recupero Gert, Fil e Gio e approfittiamo per sbarcare sulla spiaggia, raccogliere un po' di salvia selvatica e fare due foto della barca vista da terra. Antoin rimane a bordo per godersi tutto lo spazio finalmente disponibile.

16:20 ripartiamo.

Usciamo a motore mezzo miglio dalla costa alla ricerca di vento. Siamo pronti a spiegare le vele, ma il rolla randa ci dà qualche problema: basta poco per far incattivire la randa nell'albero. È proprio un sistema di merda! Sicuramente la prossima barca che noleggeremo avrà la classica randa steccata.

Il vento scarso non ci consentirebbe di raggiungere Nisos Leros, per cui scegliamo un ridosso nella parte nord-est di Nisos Kalymnos.

La prima scelta è una baietta con una spiaggia molto piccola che confina con un versante molto ripido dal quale, un centinaio di metri più in alto, si apre un'enorme grotta.

Purtroppo lo spazio è poco: non consentirebbe alla barca di girare alla ruota. Diamo quindi ancora qualche centinaio di metri più a sud-est, in una insenatura chiamata Khondri Miti.

Il contesto è molto bello, siamo quasi al tramonto, la luce è bellissima e il mare è calmo. Sul lato ovest della baia c'è addirittura un piccolo gruppo di arrampicatori che si allenano su una falesia sopra la scogliera.

Ore 19:30 circa, è ora di darsi da fare per la cena. Patate al forno e... Grigliata di pesce sulla spiaggia.
Ci dividiamo i compiti e dopo un'ora la brace è già pronta e posso iniziare a grigliare. Una cena coi fiocchi.

Ore 22:30 contempliamo il paesaggio intorno al falò. Il silenzio è rotto dal canto dei grilli, dal suono dei campanacci di qualche pecora e dal russare del Fil.

Ore imprecisate rientriamo in barca.

 

#3 - KHONDRI MITI (Nisos Kalymnos)

Punto nave: 37° 3.657’ N - 26° 56.440’ E
Vento: 10 Kn Nord
Ore motore: 819.5
— Diario di bordo // 18 aprile 2016

Il lunedì inizia con la voglia di fare un'escursione alla grotta avvistata il giorno prima. Alle 8:30 muoviamo la barca per spostarci nella piccola baia sottostante la grotta.

A colazione si aprono le scommesse sul tempo necessario per raggiungere la grotta:
Io, Gert e Antoin: 15-20 min
Fil: 25-35 min
Gio: 40 min

Si puntano birre e spritz per la sera.

L'escursione.
Ore 9:59 partenza dalla spiaggia.
Ore 10:10 arrivo all'imboccatura della grotta.

Birra gratis per me, Gert e Antoin!

L'apertura nella montagna è davvero grossa, ma si può scendere solo calandosi con corde e attrezzatura da arrampicata. Ci accontentiamo di qualche foto. Scommesse a parte, il panorama mette d'accordo tutti. La vista della barca nella baia dall'alto è proprio da cartolina.

Ore 10:40 lasciamo Kalymnos e dopo circa un'ora e mezza ormeggiamo a Lakki Marina. Facciamo spesa al supermercato (molto meno caro che a Kos), ci riforniamo di acqua e pranziamo presso Ostria Restaurant.

Ore 16:30 usciamo dal golfo di Lakki. Vorremmo raggiungere Nisos Lepsoi, ma è pomeriggio inoltrato e soprattutto ci sono 8 nodi di vento. Procediamo pertanto a motore quel tanto che basta per arrivare a nord di Leros.

Ore 18:00 facciamo rada a Nisos Arkhangelos. C'è ancora luce per fare un po' di snorkeling. Io e Fil ci armiamo di muta, pinne e fucili da pesca subacquea. Un bel polpo per cena non sarebbe male.

Dopo un paio d'ore rientriamo a bordo a mani vuote, ma fortunatamente la cena di pesce riesce lo stesso con i saraghi avanzati dalla grigliata.

A cena il dibattito si accende sull'argomento segnali e segnalamenti: nello specifico quando va esposto il miraglio per segnalare l'imbarcazione a vela che procede a motore. Fil sostiene vada esposto anche a vele ammainate, noi altri invece siamo certi che debba essere alzata almeno una vela. Internet decreta che Fil deve pagare un altro giro di birra a tutti.

Ore 23:15 in dinette viene "proiettato" il film Birdman.

L'audio è disturbato dal ronzio del frigorifero, ah no... è Giovanni che russa.

Il film è una ciofeca.

Buona notte!

 

#4 - NISOS ARKHANGELOS (Nisos Leros)

Punto nave: 37° 11.821’ N - 26°46.430’ E
Vento: assente
Ore motore: 822.6
— Diario di bordo // 19 aprile 2016

Ore 8:10 salpiamo l'ancora.
Il mare è una tavola, vento quasi nullo, ci aspetta una smotorata.

Decidiamo di seguire il consiglio dei proprietari del ristorante dove abbiamo pranzato a Lakki, facciamo quindi rotta su Nisidha Arkoi: un gruppetto di piccole isole quasi disabitate dove dicono ci aspetti un'acqua turchese che non ha paragoni.

Ore 10:30 arriviamo nel lato sud-est dell'isola principale. Individuiamo il punto più bello a ovest di un gruppo di isolotti molto vicini alla costa. Esploriamo il passaggio diretto, ma il fondale è molto basso. Decidiamo di non rischiare facendo il giro esterno.

Diamo àncora sul basso fondale sabbioso tra le due isole. L'acqua è splendida, cristallina, quasi caraibica (temperatura a parte).

Ci fermiamo un'oretta per fare snorkeling, la visibilità è eccezionale. Non c'è tanto pesce, ma riusciamo a vedere una piccola murena, delle spugne e qualche spirografo.

Ripartiamo in direzione Patmos, che dista circa 12 miglia. Alle 14:00 ormeggiamo all'inglese sulla banchina del porto turistico di Skala, la principale località dell'isola.

Nel frattempo, sottocoperta, ho già preparato il pranzo che viene consumato in pozzetto all'ombra del tendalino.

Dopo pranzo decidiamo di lasciare la barca in porto e approfittare della bonaccia per visitare l'isola. Noleggiamo 5 scooter per 10€ cad, un buon prezzo muoverci agili e sentirci nuovamente ragazzini! Infatti facciamo il pieno con 5 euro e iniziamo ad andare a zonzo per Patmos.

La prima tappa è Chora: cittadella arroccata intorno al promontorio dove sorge il Monastero di San Giovanni l'evangelista, che purtroppo è chiuso e non riusciamo visitare. Siamo comunque ampiamente soddisfatti dagli scorci offerti dai vicoli della cittadella, le vedute  dell'isola dall'alto e degli antichi mulini a vento.

Scendiamo poco più sotto per visitare la Grotta dell'Apocalisse, così definita perché la leggenda vuole che sia il luogo dove Giovanni l'evangelista scrisse i versi dell'apocalisse. Che ci si creda o meno, quel luogo è carico di energia positiva e noi l'abbiamo percepita.

Proseguiamo il tour in scooter raggiungendo Kampos Beach, che in questa stagione dell'anno si presenta a noi ancora deserta.

Si sta troppo bene per pensare di riconsegnare subito gli scooter, allunghiamo la via del ritorno prendendo una strada sterrata che ci porta in una piccola caletta chiamata Livadi Kalogiron con un porticciolo di pescatori dall'aspetto un po trascurato.

Qui conosciamo Evy: donna sulla quarantina, molto socievole, che di professione fa l'insegnante.

Ci invita da una signora anziana che abita in una casa adiacente ad una chiesetta antichissima e ci accompagna per una visita fuori programma. Appena varcata la soglia del cancelletto di legno Evy inizia a gridare il nome della vecchia: Maria Cristina! Maria Cristina! Maria Cristina! Così per 5 minuti finché da una porticina non esce lei, la custode delle chiavi della chiesa di Panagia.

Il luogo è davvero mistico e ci offre spunti per riflettere sulla splendida esperienza. Ringraziamo e salutiamo Evy.

L'ultima tappa del tour è Grikos, località a sud ovest dell'isola. In questo caso più che la meta è il percorso a regalarci emozioni piacevoli per i panorami mediterranei che possiamo ammirare guidando gli scooter.

Riconsegnati i mezzi, prima di risalire a bordo per la cena, ci concediamo un giro di birre in spiaggia con bella vista della cittadella.

 

#5 - SKALA (Nisos Patmos)

Punto nave: 37° 19.739’ N - 26° 32.744’ E
Vento: 25 Kn Sud
Ore motore: 827.2
— Diario di bordo // 20 aprile 216

Ore 8:30, mi sveglio con la colazione già in tavola. Antoin è un tipo mattiniero ed ha pensato bene di passare dal fornaio del porto a comprare pane fresco e crostatine alla crema per un risveglio dolce e confortevole. È proprio il Gran Duca.

Sento le drizze sbatacchiare sull'albero. È finalmente arrivato il vento.

Prima di ripartire ci riforniamo di viveri di prima necessità: acqua, Nutella, biscotti e yogurt greco (la regola per la cambusa è da sempre "almeno 2 di tutto").

Il vento da sud è divertente, alle 10 circa usciamo bordeggiando un miglio sud-est fuori Patmos, poi facciamo rotta a nord verso Ikaria.

Riduciamo e incrementiamo un paio di volte la randa per trovare il miglior compromesso tra performance e confort.
L'andatura di gran lasco ci consente di viaggiare intorno ai 7 nodi di velocità media con picchi 8-9 sotto raffica.

È il compleanno di Gert, non c'è modo migliore di festeggiare.

Ore 11:30 purtroppo finisce il divertimento. È nuovamente una situazione di calma di vento che ci obbliga ad accendere il motore. Inoltre rimane una fastidiosa onda lunga al giardinetto.

Ore 14:00 pranzo veloce all'ancora a Vrak Makronisi una minuscola isola a circa 12 miglia sud di Ikaria.

Navigazione noiosa (sempre a motore) fino ad Ayios Kirikos: il capoluogo di Ikaria.

Poco distante da qui, lungo la costa di fronte a Therma, dovrebbe trovarsiun sito archeologico sommerso con antiche rovine romane che risalenti al 250 d.c. Sarebbe bellissimo poter fare snorkeling lì sopra.

Ormeggiamo all'inglese in uno dei due pontili "turistici" del porto, ci dà il benvenuto un pescatore locale che però non parlare inglese.

Scendiamo a terra per chiedere informazioni al bar della piazza: il Taza Cafè. La barista non è particolarmente loquace e fatichiamo a farci suggerire cosa visitare: le terme o un giro dell'isola in macchina. Del sito archeologico sommerso, non ne sa nulla.

Il tempo passa, quindi decidiamo per aperitivo in barca e cena fuori per festeggiare l'ammiraglio Gert.

Ceniamo al ristorante Arodou che dista 10 minuti da Kirikos. Il cibo è discreto e la cifra davvero esigua (15 euro a testa), inoltre la vista dal terrazzo è magnifica.

Non può mancare il digestivo preferito dai Wunderbar: un bel rum Zacapa invecchiato 23 anni.
Facciamo quindi l'ultimo brindisi a Gert nel bar della piazza e torniamo a bordo.

Degno di nota il Taxista, lo ritroviamo sul molo in veste di pescatore con due bei pesci appena presi (il Fil ancora se li sogna!).
Ha un modo tutto suo di pescare: non usa la classica canna o lenza da pesca, bensì una fiocina lunga 4 metri.

La notte è particolarmente turbolenta a causa rinforzo di vento, la nostra barca è costantemente spinta sulla banchina e si dorme male.
Ad una barca di una coppia francese ormeggiata dall'altro lato del pontile, che evidentemente non aveva fissato bene le scotte, si apre il fiocco.
Dopo qualche

 

6# - AYIOS KIRIKOS (Nisos Ikaria)

Punto nave: 37° 36.857’ N - 26° 17.725’ E
Vento: 40 Kn Nord
Ore motore: 831.6
— Diario di bordo // 21 aprile 2016

Ci svegliamo più assonnati del solito visto che la posizione della nostra barca all'ingresso del porto esponeva il fianco alle onde che comunque entravano. 

Vogliamo presentarci in capitaneria appena apre alle 8:00 per sistemare i conti (in realtà non ci viene chiesti nulla) e partire per il rientro.
Il vento soffia oltre 35 nodi e quelli della capitaneria ci tengono a sottolinearlo dicendoci "You know": sapete quello che fate.

Pensiamo quindi di aspettare un paio d'ore prima di partire, nel mentre facciamo colazione al bar.
È passata mezz'ora e cambiamo idea, si parte subito.

Il vento ci schiaccia contro la banchina, per uscire prepariamo una cima per far perno sulla prua (opportunamente protetta dai parabordi) e portare la poppa fuori. Si esce poi con una retromarcia veloce.

La manovra riesce bene,  alla faccia del tizio che voleva farci alare con una cima dall'altro pontile. A dire il vero sarebbe stata ancora meglio portando lo spring fino a poppa (ci siamo voluti far consigliare del Francese, la prossima volta faremo di testa nostra). 

Alle 9 circa lasciamo il porto di Ayios Kirikos. Con randa chiusa fiocco aperto per metà.

Usciti dal ridosso di Ikaria troviamo mare formato con onde di 3-3,5 metri al giardinetto. Ci aspettano 38 miglia per arrivare a Levita, ma con vento di gran lasco.

La navigazione in queste condizioni è emozionante, ma richiede un po di lavoro al timone per evitare sbandate eccessive e cavalcare le onde. Alcune raffiche superano i 40 nodi. La nostra velocità di percorrenza con vele ridotte è di 7-8 nodi.

Oggi si salta il pranzo perché sotto coperta si balla troppo, andiamo avanti di "brucia culi": definizione tecnica per noccioline, anacardi, patatine & co. Anche il pozzetto è movimentato da qualche spruzzo d'acqua improvviso.

Degno di nota anche il ribaltamento del Gran Duca in stato di dormiveglia sulla panca a causa di un'onda anomala mal gestita.

Alle 16 circa siamo in prossimità di Levitha. Non abbiamo incontrato nessun'altra imbarcazione durante tutto il tragitto, soltanto ora vediamo comparire alle nostre spalle un peschereccio motor sail che viaggia piuttosto veloce e ci supera.

Scapolata la punta est dell'isola il mare è più calmo, ma il vento rimane forte con direzione da ponente.

In pratica lo abbiamo dritto nei denti.

Per qualche istante passa per la mente la malsanissima idea di bolinare con 40 nodi fino all'ingresso della baia, ma fortunatamente prevale il buon senso.

La baia è ben protetta e attrezzata con dei gavitelli. Solo due sono occupati.

La nostra manovra non è delle più perfette e perdiamo in acqua il mezzo marinaio nel tentativo di non far andare il gavitello sotto la chiglia.
Gert pagherà da bere.

Riusciamo finalmente ad ormeggiare e goderci la bellezza della baia. Io e Fil andiamo in acqua per recuperare il mezzo marinaio.
Anche con la muta il freddo si sente!

Sul piccolo pontile della baia veniamo invitati a cenare alla taverna dell'isola che è gestita dagli unici abitanti residenti, una famiglia di 7 persone: marito e moglie con i genitori di lui, il fratello e due figli.

Il contesto è selvaggio, ma la struttura è ben organizzata con generatore eolico, diesel e pannelli fotovoltaici. Sono stati predisposti muretti a secco per il contenimento del bestiame, orti e alberi da frutto. Devono essere piuttosto autosufficienti. L'abitato si presenta di un bianco luminosissimo che contrasta con il verde smeraldo degli infissi. Con meno vento avremmo potuto cenare nella bella veranda allestita nel cortile, ma siamo ospitati direttamente in casa degli isolani.

Aspettando l'ora di cena facciamo un escursione sulla costa nord dell'isola per ammirare le onde infrangersi sugli scogli. Sebbene ci troviamo a 20 metri sul livello del mare gli spruzzi arrivano fino a noi. L'isola più vicina è a 20 miglia di distanza, ci sembra di essere ai confini del mondo.

La cena viene consumata in una piccola sala da pranzo adiacente alla cucina. È tutto molto buono, incluso il vino della casa. La spesa è di 100 euro (20 a testa) per un mix di antipasti e secondi piatti di carne.

Rientriamo al molo con le lampade frontali perché sull'isola non c'è illuminazione.

Concludiamo la giornata con una bella scodella di yogurt greco è una partita a carte sottocoperta.

 

#7 - ORMOS LEVITHA

Punto nave: 37° 0.138’ N - 26° 28.077’ E
Vento: 25 Kn Nord
Ore motore: 832.5
— Diario di bordo // 22 aprile 2016

Alle 8 siamo in piedi per prepararci alla navigazione di 40 miglia per il rientro su Kos. Il vento è calato di intensità ma, come da previsioni, è rimasto favorevole alla nostra direzione.

Partenza ore 9, con randa e fiocco ridotti per sondare le condizioni fuori dal ridosso dell'isola.

Le condizioni sono ottimali: vento costante di 20-25 nodi al traverso e poca onda. Viaggiamo verso est a 6-7 nodi di velocità con fiocco aperto e una mano di terzaroli alla randa.

Bordo unico di 24 miglia fino a Nisos Kalymnos con turni al timone di 30 minuti.

Il pranzo, preparato prima di salpare, viene consumato in navigazione.

Alle 14 circa ci lasciamo alla nostra dritta Nisos Nera ed entriamo nel tratto di mare tra Kalymnos e Kos.

Il vento si fa più debole e per evitare di scendere sotto i 5 nodi di velocità procediamo fino alla punta nord-est di Kos con vele e un po' di motore.

Siamo arrivati, alle 16:30 facciamo gasolio alla stazione di rifornimento esterna alla Marina di Kos. Il pieno per la settimana è di 66 litri per circa 20 ore motore.

Approfittiamo della banchina del benzinaio per fare qualche esercizio di ormeggio. La manovra migliore è riuscita al Fil, ma tanto deve ancora pagare da bere per le scommesse arretrate. I Wunderbar non fanno sconti sulla birra.

Alle 17 si conclude la nostra navigazione con rientro in porto.

Facciamo subito il check-out per essere liberi di concludere la settimana in relax con una bella doccia e aperitivo "paga debiti" a terra seguiti da cena "svuota cambusa" in barca.

Dopo cena, Giovanni è messo a KO dall'hamburger di pecora, si ritira in cabina per digerire (Auguri Fil che devi dormirci accanto..).

Degno di nota il corso accelerato di "Ciapa No" a Gert. Antoin dispensa regole e strategie, l'allievo si applica con impegno, ma il punteggio finale non è dalla sua parte.

Siamo ormai agli sgoccioli, rimane giusto il tempo di un caffè e un Ouzo al ristorantino del marina. Con sommo dispiace del cameriere, che mentre ci serve prova ad intrattenerci parlandoci di Milan, Juventus e Roma, siamo gli unici Italiani che non si interessano di calcio!

L'avventura dei Wunderbar nel Dodecaneso è terminata.

HOLLA!!!!!